Il “Corriere del Mezzogiorno” PARLA DEL CASOLARE DIVINO
Posted on | gennaio 25, 2011 | No Comments
una recensione pubblicata sul sito del Corriere del Mezzogiorno… buona lettura:
Enoterapia golosa al Casolare diVino
La «country house» è ad Alvignano (Caserta): un tuffo nel Pallagrello prima dei piatti di Maria Mone
CASERTA – Le quattro camere per gli ospiti si chiamano Falanghina, Greco, Aglianico e Fiano, la quinta — Pallagrello — nascerà al piano superiore. E la prima colazione ci verrà servita mentre ce ne stiamo voluttuosamente immersi a piano terra nelle tinozze di abete ricolme di vino a 35 gradi: il nome di questa casertana casa di campagna («country house» per gli anglofili) non è scelto a caso, qui tutto ruota intorno all’uva; e vi ruoterà in misura maggiore a partire dalla prossima vendemmia, la prima da quando i titolari, gli imprenditori di Cardito Raffaele e Bonaventura Tralice, hanno impiantato le viti di Pallagrello rosso che circondano l’edificio acquistato come buen retiro familiare, e poi coraggiosamente trasformato in luogo di ristoro per il corpo, l’anima (e il palato).
A gennaio i filari sono ovviamente spogli, ma tra brume e nebbioline mattutine l’effetto è persino più suggestivo; e il contesto gastronomico funziona già a pieno regime da quando, dopo breve rodaggio, la cucina è saldamente nelle mani di Maria Mone. Costei detiene fra l’altro il titolo di chef più «recensita» dal Critico Maccheronico: dal «Carpe Diem» della natia Piana di Monte Verna all’«Osteria dei Nobiluomini» di Capua, dal «Vintage» di Caserta all’«Ex Libris» ancora a Capua, è dal secolo scorso che la inseguo da un capo all’altro di Terra di Lavoro. Ora s’è fermata al Casolare, e ho la sensazione che ci resterà a lungo: il «carattere terribile» di cui si dice fiera non è cambiato, però se avere un carattere terribile vuol dire cucinare, acquistare i prodotti, impastare il pane, fare a mano le paste, imbottigliare gli infusi, preparare i dolci, servire il caffè in camera e le petit déjeuner mentre fai la vinoterapia, stare contemporaneamente ai fornelli e ai tavoli, allora viva il carattere terribile. Che nel nostro caso si manifesta inizialmente con gli ortaggi di stagione finemente pastellati e una brocca di fresco bianco piena di frutta e spezie da gustare nel salottino-bar prima di passare in sala: veranda per le tavolate più folte e zona più intima per pranzi o cene a due.
Colori chiari, tovaglioli ricamati a mano, e in tavola pane e tulipani: fiore svettante e cestino di pani e panini (bianco, erbette, porri, al pomodorini, olive); e vassoio a forma di esse con bocconcino e ricottina di bufala tanto per metterci di buon umore, stato d’animo che si rafforza con l’arrivo del baccalà impanato nella farina di mais su puttanesca di pomodorini freschi e capperi. Adesso ci vorrebbe un menu, che a volte c’è e a volte non c’è, stasera è una volta no. Comunque, chi conosce la cucina di Maria sa che può fidarsi. E io può: arriva la fumante zuppa di fagioli cannellini con riso (Carnaroli) e salsiccia rossa di Castelpoto (uno dei presidi Slow Food che il Casolare si è impegnato a sostenere), un filo di extravergine da olive caiatine di Fontana Lupo (Ruviano), e siamo pronti a brindare. Già, con che cosa? la lista dei vini quella ovviamente c’è: tutta orgogliosamente campana, 8 spumanti, 16 bianchi, 36 rossi con tante teste di serie regionali e 3 divertenti refusi (Double per Dubl, Colli di Lappio, Pere è Palumme). Noi sorseggiamo Montesole, bollicine irpine che avremmo vieppiù apprezzato in flûte, qui proposte in calici panciuti e svasati onde esaltare il bouquet.
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